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Wednesday, September 08, 2010
Contrada della Cerva - Gruppo Musici e Sbandieratori F.I.SB.

La Nostra Storia

Tra la strada della “Cerva” e quella per San Dono si trovava compresa una “Bastia”, segno che quella zona fuori le mura del Castello aveva una fortificazione per la sua difesa, attorno alla quale sorse gradualmente un piccolo borgo, che gravitava attorno alla fortezza. Ma per il resto la vita si svolgeva nei casolari, anche a piccoli gruppi, detti talvolta regole o colmelli, sparsi per la campagna circostante, dalla quale poi i contadini arrivavano nel centro cittadino solo in occasione del mercato, delle varie ricorrenze religiose o delle feste organizzate dai signori Tempesta prima o dai podestà sotto il dominio veneto poi. In mezzo a periodi di ripresa, vi furono periodi molto duri per i borghi e le campagne soprattutto, a causa delle scorrerie di Ungheri, Carraresi, Veneziani e delle aspre battaglie che si prolungavano con vicende alterne. Così Noale passò dai Tempesta ai Carraresi per tornare poi definitivamente ai Veneziani, amministrato direttamente da un nobile veneziano, che esercitava la sua giurisdizione all’incirca sull’odierno territorio. La Contrada della Cerva è il borgo sud – ovest fuori le mura del Castello dei Signori Tempesta. Una contrada composta specialmente da contadini ma popolata anche da piccoli ladri, mascalzoni che trovavano rifugio nelle compagne della Contrada. Proprio a questa Contrada, secondo la leggenda, venivano imputati tutti i furti ei saccheggi avvenuti all’interno delle mura del Castello. La leggenda narra poi di notevoli prodezze compiute dagli uomini della Contrada in quanto ottimi cacciatori ed arcieri e sembra fossero i primi a difendere, in caso di attacco, le mura del Castello.

Stemma della ContradaNello stemma della Cerva, infatti, sono raffigurati la Cerva e l’arco. Nel mercato medievale, all’interno delle mura del Castello dei tempesta, la Contrada vendeva o barattava i suoi prodotti dell’arte contadine con denari o prodotti preziosi portati dai nobili, cavalieri o mercanti. Proprio per questo Ella è presente al mercato con le “Formaiare”, i “Sestari” e due bevande: “l’Idromele e l’Ipocrasso”. Le Formaiare trasformavano il latte del bestiame in ottimo formaggio. Si metteva il latte sul fuoco e con un particolare miscuglio di erbe, preparato dai frati, veniva trasformato in un gustoso formaggio che poi veniva lasciato a stagionare in un apposito contenitore per proteggerlo dagli insetti. Durante i periodi in cui si svolgeva la caccia o non si poteva lavorare i campi, l’arte che veniva esercitata era quella dell’intreccio. I Sestari infatti, preparavano dei cesti o cappelli con una particolare frasca detta “stroppei”. Gli uomini, inoltre, erano ottimi costruttori di archi, e molti erano coloro che scambiavano preziosi in cambio di queste efficienti armi da guerra e da caccia. Si racconta, inoltre, che Fra’ Girolamo da Buchignana, dopo lunghi anni trascorsi nell’abbazia di Shrewsbury, in alta Sassonia, a studiare erbe ed infusi, portò al suo ritorno due bevande straordinarie: l’Idromele e l’Ipocrasso. L’Idromele si otteneva con acqua e miele fermentato a cui si aggiungevano erbe aromatiche e spezie. Era considerato rimedio di tutti i mali, dal raffreddore alla sterilità. L’Ipocrasso, volgarmente chiamato “vin concio”, era un vino che, con l’aggiunta di erbe e spezie varie, veniva consumato nei banchetti dei Signori. Ai contadini, invece, veniva fatto credere che era la rovina del pensiero, la distruzione del vigore, portava ad una vecchiaia precoce e alla morte in breve tempo. Lo stesso Fra’ Girolamo faceva eco, predicando che l’Ipocrasso era fonte di passioni e di peccato. Questi prodotti venivano portati nel mercato all’interno delle mura del Castello nella speranza di trovarvi molti e generosi acquirenti.

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